Nella mia ora di Liberta'

Amore. Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più.
Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile resistere, negare, o combattere.
Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto, molto di più. Ho imparato che l’amore non sa né leggere né scrivere. Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse il destino o forse un miraggio, comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile. Perché, in fondo, non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta. È un entrare nel mistero: bisogna superare il confine, varcare la soglia. E cercare di rimanerci, in questo mistero, il più a lungo possibile.
Ferzan Ozpetek - Rosso istanbul (via malinconialeggera)

(via curiositasmundi)

Se c’è una cosa che ci sta insegnando questa estate, è che si vive anche senza essere sempre abbronzati.
La zappa il tridente il rastrello la forca
l’aratro il falcetto il crivello la vanga
e la terra che spesso t’infanga
— Rino Gaetano (via aliceindustland)

(via curiositasmundi)

Success is not final, failure is not fatal: it is the courage to continue that counts.
— Winston Churchill (via protective)

(Fonte: onlinecounsellingcollege, via protective)

Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato”. Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l’ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quali sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.

Vittorio Arrigoni, Restiamo umani (via desolazionegiovanile)

Rebloggato quando morì Vittorio Arrigoni, ma sempre attuale, purtroppo.

(via noneun)

(Fonte: galsbook, via curiositasmundi)

Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perchè sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.
Søren Kierkegaard, Diario del seduttore. (via buiomulticolore)

(Fonte: staiperdendotempo, via curiositasmundi)

La vita l’aveva resa talmente rassegnata e viscida che non voleva più vincere, le bastava vedere gli altri perdere.

Sara Cassandra (via cassandrablogger)

"la bastava vedere gli altri perdere"

(via sorrisincastratinegliocchii)

Eh..

(via -laragazzachesognavatroppo-)

Esattamente

(via lamigliorpolaroid)

(via lamigliorpolaroid)

Piangere fa bene. Sai come dicono in Turchia? Dicono che le lacrime lavano gli occhi e poi uno ci vede meglio.
La nave dei folli (via soffroeppuremivienedaridere)

(via lamigliorpolaroid)

Del resto gli affetti si nutrono di piatti caldi, gli amori crescono a forza di minestre profumate e si rafforzano tra le gocce di vino, le storie si scrivono con il ragù e s’intrecciano con gli aloni di grasso, i dialoghi nascono tra pentole fumanti e tavole apparecchiate.
La miscela segreta di casa Olivares, Giuseppina Torregrossa (via crosmataditele)

(via mariaemma)

I like cancelled plans. And empty bookstores. I like rainy days and thunderstorms. And quiet coffee shops. I like messy beds and over-worn pajamas. Most of all, I like the small joys that a simple life brings.
— note to self (via 27sailors)

(Fonte: c0ntemplations, via sinuousfootprints)

E ad un certo punto della vita incontro una persona equilibrata e normale, e mi rendo conto di quanto tempo abbia perso a cercare una soluzione ai problemi degli altri, pensando che fossero miei.
— Grazie del regalo (via valerieisburning)

(via batchiara)

Il peggior crimine è la stupidità. Gli stupidi uccidono tutto ciò che non capiscono.
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